Il mio lavoro consiste principalmente in tre attività.

La prima è la ricerca antropologica sul cibo, soprattutto in relazione ai fenomeni migratori e alle tradizioni alimentari.

La seconda è il lavoro etnografico di scrittura per testate nazionale e internazionali quali La Cucina Italiana, Il Giornale del Cibo, Scatti di Gusto, Vanity Fair, Guide Espresso, 1820 Magazine e di libri quali Pesci Diversi, La Fenomenologia della Polpetta, Il Fagiolo di Mandia, Management della Ristorazione.

La terza è l’insegnamento di Antropologia Culturale presso la Food Genius Academy di Milano e di Educazione al Gusto alla Fondazione Ikaros di Grumello del Monte, in provincia di Bergamo.

In generale cerco di recuperare la singolarità dei casi concreti e delle storie individuali, attraverso i racconti autobiografici delle persone e dei loro vissuti quotidiani. Infatti un antropologo non raggiunge mai un’oggettività in quello che scrive, sia per la natura stessa della disciplina, sia per l’influenza dei soggetti, anche se queste alterazioni fanno parte della veridicità ricercata dall’antropologia stessa.

Dunque il mio lavoro finisce per essere un movimento continuo e perpetuo verso l’altro, uno spazio da percorrere in cui ci si può perdere oppure fermare e prendersi il tempo per capire che cosa sono queste mete raggiunte e questi luoghi scoperti agli occhi di chi li vive tutti i giorni. E così l’antropologia diventa magia e ogni racconto assume l’aspetto di un percorso unico.